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Fare i conti con l’ambiente #Ravenna2015: come funziona e cosa vedere

Geopolitica, emergenze ambientali, buone pratiche e comunicazione al centro della riflessione di “Ravenna2015-Fare i conti con l’Ambiente”.

Ottava edizione per il Festival ravennate su rifiuti, acqua, energia, bonifiche e sviluppo sostenibile.

 

Ravenna, 21 aprile 2015

 

La riflessione sul ruolo dell’uomo e sul suo impatto sulla natura, il consumo delle risorse e la geopolitica: si aprirà così l’ottava edizione di “Fare i conti con l’Ambiente”, singolare e ormai consueto appuntamento in Ravenna assurto a festival formativo green di caratura nazionale. Sarà Lucio Caracciolo, giornalista e saggista, editorialista di Repubblica e L’Espresso ma soprattutto fondatore e direttore responsabile di Limes, ad aprire le danze con una conferenza prevista per mercoledì 20 maggio alle ore 18.30.

“Fare i conti con l’Ambiente” si svilupperà quindi – su tre giornate, fino al 22 maggio compreso – con oltre 50 iniziative a kilometri zero: si svolge infatti interamente nel centro storico pedonale di Ravenna all’interno di 12 sale attrezzate e prevede non solo conferenze a tema ma anche seminari di formazione (denominati labmeeting) e workshop in grado di abbracciare tutti i segmenti di attualità tecnico-scientifica del settore rifiuti, acqua, energia, bonifiche e sostenibilità ambientale.

Il tema dei rifiuti e della loro gestione investe trasversalmente tutta la manifestazione, a partire da un importante momento di confronto sulla tematica del Danno Ambientale con la presenza di Leonardo Arru (ISPRA) e Laura D’Aprile (MATTM) e la moderazione di Simonetta Tunesi. Per proseguire con gli approfondimenti sui Centri di Riuso e sulla Prevenzione Rifiuti e il focus specifico sulla “Gestione degli Inerti”, tema di scottante attualità che fa il paio con quello delle bonifiche: anche nel 2015 Ravenna si conferma sede dell’Alta Scuola di Formazione sulla bonifica di siti contaminati, corso residenziale rivolto a sviluppare concrete professionalità nel campo del recupero e riconversione delle aree dismesse e dei siti contaminati.

Oltre 20 i Workshop programmati con importanti approfondimenti sull’attuazione del Piano  Nazionale di Prevenzione Rifiuti, sui comportamenti di riciclo e prevenzione delle famiglie italiane, sulla depurazione delle acque reflue, sugli sviluppi della Direttiva Seveso, sull’inquinamento atmosferico (Progetto Sinatra) e le buone pratiche nell’efficienza energetica e nell’edilizia sostenibile e nei sistemi di accumulo dell’energia elettrica e termica. Grande spazio anche per la progettazione europea e per le attività di disseminazione di importanti progetti europei (LIFE Gioconda, BIOLEAR, BIOMETHER, EMARES, PREFER, PRISCA.

Si parlerà di sport e ambiente, di energie rinnovabili, di boschi coltivati ad arte per riscoprire il legame con la natura.

La comunicazione investirà tutta la manifestazione, con il coinvolgimento di giornalisti e blogger ambientali, con il consueto culmine nel Labecamp, momento di confronto e incontro “a microfoni aperti” sui temi del giornalismo green, non-conferenza che vedrà la partecipazione di un nutrito gruppo di voci da FIMA, la Federazione Ambientale Media Ambientali che ha trovato in Ravenna uno dei propri luoghi d’elezione.Denuncia Vs puro allarmismo: dove va il giornalismo ambientale? Questo il focus del labecamp 2015.

 E poi – giacché si tratta di un Festival – i momenti culturali, con le Emergenze Creative, performance a tema ambientale curate da Silvia Cirelli; il contributo di Umberto Torelli, giornalista del Corriere della Sera, sul viaggio come metafora della vita; la presentazione del libro “La raccolta differenziata” di Daniele Fortini e Nadia Ramazzini; i Live Painting, pittura di frontiera a tema “green” con performance live in Piazza del Popolo; la Mostra sui Macchiaioli e i Futuristi del MAR, il Museo d’Arte di Ravenna.

Secondo i responsabili dell’iniziativa Giovanni Montresori e Mario Sunseri, la manifestazione offre concretamente un contributo all’innovazione del settore della gestione dei rifiuti, dell’acqua e dell’energia attraverso la condivisione della conoscenza e la creazione di una rete di tecnici (progettisti, gestori, fornitori di attrezzature e di servizi, comunità scientifica) diffusa su tutto il territorio nazionale ed internazionale. Gli incontri e gli eventi, sviluppati in collaborazione con il Comune di Ravenna, la Camera di Commercio di Ravenna e l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Ravenna, sono finalizzati alla diffusione incrociata delle informazioni al fine dell’innovazione dei settori. Il paradigma “open content” adottato dal Festival “Fare i conti con l’ambiente” rappresenta un modello di diffusione delle idee non governato dalla commercializzazione; esso si può definire come “un contenuto, una conoscenza prodotta e/o acquisita e messa in condivisione all’interno di una comunità di settore non per fini di profitto ma con lo scopo di renderlo disponibile a ulteriori miglioramenti, distribuzione e confronti da parte di altri”. L’aggregazione permette di abbracciare contemporaneamente più ambiti territoriali e settoriali emancipando gruppi di persone accomunate dagli stessi ambiti di conoscenza, di interessi e/o problemi da risolvere. Alla base vi è lo stimolo di lavorare con gli altri confrontandosi e imparando continuamente.

Fare i conti con l’ambiente/Ravenna2015: come funziona e cosa vedere

L’evento è alquanto ricco, e conta più di 50 iniziative, distribuite in maniera coerente sul territorio e nei 3 giorni della manifestazione. In particolare, sono previste:

–          Conferenze: l’evento principale della tre giorni, con esperti nazionali e internazionali ad introdurre i temi principali;

–          LabMeeting: veri e propri momenti formativi e di approfondimento relativi a tematiche di interesse per operatori, professionisti, enti locali, svolti con l’ausilio di software dedicati e case-studies;

–          Workshop: momenti di dialogo tra esperti del settore;

–          Eventi culturali

Iscrizioni online sul sito della manifestazione | Ravenna2015 offre la possibilità di sviluppare un percorso specifico di formazione professionale con diversi eventi riconosciuti dagli Ordini professionali per l’attribuzione di crediti formativi professionali. Sono in corso le procedure con l’Ordine Ingegneri, Avvocati, Geologi, Geometri.

 LABELAB

Labelab è un team di professionisti operante nel settore dei rifiuti, dell’acqua, dell’energia con un team di 50 professionisti nazionali ed internazionali. Le principali iniziative di Labelab riguardano la realizzazione e gestione dei portali internet Rifiutilab (www.rifiutilab.it), Acqualab (www.acqualab.it) ed Energialab (www.energialab.it). Il progetto è nato con l’obiettivo di offrire un contributo all’innovazione del settore della gestione dei rifiuti, dell’acqua e dell’energia attraverso la condivisione della conoscenza e la creazione di una rete di tecnici (progettisti, gestori, fornitori di attrezzature e di servizi, comunità scientifica) diffusa su tutto il territorio nazionale ed internazionale. Le raccolte ed elaborazioni di dati, la diffusione delle informazioni permetteranno infatti il confronto, al fine dell’innovazione, dei settori. Il successo del sito www.rifiutilab.it(attivo dal settembre 2001) e degli altri portali, è testimoniato dall’elevato interesse degli addetti del settore e della comunità scientifica, dai quali viene considerato come lo strumento tecnico privilegiato per l’accesso alle informazioni in rete sui rifiuti. In coincidenza con la partecipazione italiana all’Expo 2010 di Shanghai dedicata al tema “Better City, better life”, Labelab con i suoi software per la gestione dei servizi ambientali è stata inclusa nell’iniziativa “Italia degli Innovatori” www.italianvalley.it, iniziativa dedicata alle eccellenze tecnologiche del nostro Paese.


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Sistema Ecomuseale veneziano – incontro pubblico Venezia 4 settembre 2014

L’Ente di bacino padova 2, pur nei limiti del suo stato di liquidazione e rinviando ogni decisione operativa ai Comuni soci, parteciperà e collaborerà alla realizzazione del progetto con l’intento di valorizzare il suo patrimonio e il territorio interessato.

FISPMED Network

Fispmed 4 Settembre (1)

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ONLINE SUL SITO DI ISPRA IL RAPPORTO RIFIUTI URBANI 2014

E’ stato pubblicato oggi da ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Il Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2014.

Il Rapporto, giunto ormai alla sua sedicesima edizione, riporta i dati relativi all’anno 2013 sulla produzione, raccolta differenziata e gestione dei rifiuti urbani, a livello nazionale, regionale e provinciale e sull’import/export degli stessi, sulla gestione dei rifiuti di imballaggio, oltre a fornire informazioni sui costi dei servizi di igiene urbana e sull’applicazione del sistema tariffario.

Infine, presenta una ricognizione dello stato di attuazione della pianificazione territoriale aggiornata all’anno 2014.

Dal Rapporto emerge che, nonostante il merito sia più della crisi economica che nostro, l’Italia segue la tendenza europea con un calo della produzione di rifiuti… e i rifiuti urbani non fanno eccezione!

In generale, nel 2013, nel nostro paese, sono state prodotte quasi 400 mila tonnellate di rifiuti in meno rispetto al 2012 (-1,3): la Sardegna è la regione d’Italia che differenzia di più, infatti separa correttamente il 51% dei rifiuti prodotti, seguita dalla Campania con il 44%.

In sintesi si può dire che c’è un miglioramento rispetto agli anni precdenti: la raccolta differenziata è al 42,3%, 2 punti in più rispetto al 2012 (40%) e ancora una volta è il Nord a primeggiare col 54,4%, seguito dal Centro al 36,3% e dal Sud al 28,9%.

La diretta conseguenza di una maggiore differenziazione dei rifiuti è la diminuzione dei costi: secondo l’analisi dell’Ispra sulla gestione del servizio di igiene urbana, il costo medio annuo pro capite è stato di 158,86 euro, di cui il 37,9% imputabili alla gestione dei rifiuti indifferenziati, il 26,4% alle raccolte differenziate, il 14,3% allo spazzamento e al lavaggio delle strade. La rimanente percentuale deve essere imputata ai costi generali del servizio ed ai costi del capitale investito. La cifra naturalmente cambia in base alle dimensioni del comune di appartenenza.

Dal Rapporto emerge anche che, purtroppo, lo smaltimento dei rifiuti in discarica è ancora molto diffuso, anche se in lieve calo rispetto al 2012, e riguarda il 37% dei rifiuti urbani prodotti, pari a 10,9 milioni di tonnellate, quasi 800 mila tonnellate (-6,8%) rispetto all’anno precedente. D’altra parte, comunque, sono in aumento le quote avviate ad incenerimento (+4,4%), per un totale di 5,8 milioni di tonnellate di rifiuti inceneriti, di cui 2,5 milioni di rifiuti urbani indifferenziati. Infine, un piccolo calo riguarda il trattamento della frazione organica (compostaggio + digestione anaerobica), per un totale di 4,3 milioni di tonnellate di rifiuti.


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Luce e calore grazie alla sabbia? Ora si può!

La famiglia Megaldi è nota per brevettare e vendere in tutto il mondo le sue idee, e lo fa dal 1840… L’ultima  innovativa invenzione riguarda l’energia solare. Il Gruppo Megaldi, infatti, ad oggi guidato da Mario Megaldi, ha realizzato, in collaborazione con la Cnr e l’Università “Federico II” di Napoli, un sistema che accumula energia e la restituisce anche quando il sole non c’è, e lo fa grazie alla sabbia.

Ci appoggiamo all’articolo di approfondimento pubblicato da Wired per condividere con voi maggiori dettagli tecnici e scientifici su questa nuova tecnologia… buona scoperta!

 

<< A Buccino, in provincia di Salerno, dicono che per accumulare calore la sabbia è un materiale praticamente perfetto. Non stiamo parlando di piedi che scottano, ma di produrre migliaia di kilowatt. Il gruppo Magaldi, insieme a tre istituti del Cnr, ha sperimentato con successo queste proprietà nel suo stabilimento salernitano, dove ha dato vita a un sistema che utilizza i letti fluidizzanti nel solare a concentrazione. Il progetto ha superato la fase di prova: l’impianto ha alle spalle duemila ore di funzionamento con una capacità di produzione di 100-150 kilowatt.

“Abbiamo chiamato la tecnologia Stem perchè è l’acronimo di Solare termoelettrico Magaldi, ma anche perchè in inglese significa cellula staminale”, spiega Gennaro De Michele, direttore scientifico del progetto. “Questa cellula nasce non qualificata – aggiunge – e con il tempo, a seconda delle condizioni in cui si trova e degli usi a cui è destinata, si trasforma e si adatta. È flessibile, come il nostro sistema”.

Ma come funziona? E soprattutto, cosa c’entra la sabbia? Stem adotta una tecnologia detta a torre, dove una serie di specchi sono montati su telai eliostati, che seguono il percorso del sole durante l’arco della giornata. In questo modo un’alta concentrazione di radiazioni raggiunge il ricevitore di calore, dove si raggiungono alte temperature, come quelle delle centrali a combustili fossili. Per fare questo servono i letti fluidizzati composti da sabbia tenuta in sospensione con l’aria. Questo meccanismo è in grado di assorbire in modo molto efficiente l’energia solare, la accumula e la immagazzina anche quando il sole non c’è per 5 o 6 ore. Oppure la trasferisce a un generatore di vapore che la trasforma in corrente elettrica.

“Finora nessuno aveva avuto questa idea – dice De Michele – E’ un metodo totalmente ecocompatibile e ibrido, in grado di usare anche combustibili liquidi e gassosi, senza l’aggiunta di altre apparecchiature. Stem permette di avere tutta l’energia necessaria in ogni posto e dove si vuole. Anche se piove, perchè la sua capacità di accumulo è pressochè illimitata”.

Il ricevitore, la sabbia, come dicevamo, presenta caratteristiche ideali per questa missione. Ce le spiega ancora il direttore del progetto: “Per prima cosa è un solido eccellente per incamerare energia termica – spiega – e poi non è un materiale strategico. La sabbia è dappertutto, non si degrada e non perde mai le sue caratteristiche: fonde solo a 1600 gradi. Ancora non inquina e non dà problemi di fine vita: terminato il ciclo si può usare ad esempio in edilizia”. E soprattutto non costa nulla.

La tecnologia Stem funziona come i lego. Il primo modello industriale in fase di realizzazione nella fabbrica di Buccino è in grado di produrre 500 kilowatt. E’ un modulo base, a cui possono essere collegati numerosi altri impianti con un’operazione di assemblaggio fino a arrivare a potenze di alcuni megawatt.

“Il sistema modulare ci permette di costruire un piccolo impianto cosi come grandi centrali- aggiunge Gennaro De Michele – Non ci sono preclusioni e, viste le sue caratteristiche, Stem è ideale soprattutto per le località più distanti dalla rete, ad esempio le isole”>>

Fonte: Wired.it


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IL COLONIALISMO MODERNO SI CHIAMA “LAND GRABBING”

La traduzione letterale della locuzione inglese land grabbing è “accaparramento della terra”. Questa espressione è stata ufficializzata dalla International Land Coalition solamente nel 2011 per indicare un fenomeno che ha preso piede nel primo decennio del XXI secolo.

Per capirci meglio, quando si utilizza il termine land grabbing ci si riferisce ad una moderna forma di colonialismo, ovvero all’acquisizione per pochi soldi, da parte di governi, banche e multinazionali di Paesi ricchi, di terreni situati in nazioni povere del mondo, in particolare in Africa, America Latina, Asia Centrale e nel Sud Est asiatico, senza il consenso delle comunità che ci abitano o che li utilizzano per produrre cibo per la loro sussistenza.

Non suona come un fenomeno nuovo, vero? Infatti non lo è… nel corso della storia umana questo è stato un fenomeno molto diffuso e prendeva il nome di colonialismo, mentre ora viene etichettato come neocolonialismo proprio perché è riemerso prepotentemente a partire dal 2008, crescendo addirittura del 1000%, in concomitanza dello scoppio della crisi finanziaria.

La crisi dei prezzi agricoli di quegli anni ha spinto molti paesi ricchi a volersi assicurare le proprie riserve alimentari per potersi grarantire la sovranità nella gestione delle risorse primarie. Il problema principale però, non è tanto l’acquisto dei terreni, quanto il fatto che questo diventi una rapina, un accaparramento.

Molto spesso, quando si comprano questi terreni, vengono mandate via intere comunità che lì ci vivevano e che vengono convinte con la promessa di risarcimenti o di un futuro migliore attraverso la realizzazione di grandi progetti, come costruzioni di strade, ospedali e acquedotti. La realtà però è differente e, una volta che i governi locali cedono, peraltro a prezzi irrisori, questi terreni, spesso intere regioni, il venditore si disinteressa dell’uso che ne viene fatto: niente tutela sociale per chi lo abitava e niente tutela ambientale per il terreno in sè. L’acquisto è un investimento… poi si vedrà insomma.

Il problema è però sempre più grave perché il fenomeno dell’accaparramento è diventato ormai generalizzato e non riguarda più soltanto la terra, ma tutte le risorse naturali.

Mani Tese, Les Amis de la Terre, CEE Bankwatch, Re: Common, CeVi e CICMA, le sei organizzazioni partner del progetto cofinanziato dall’Unione Europea  “Grabbing Devlopment. Verso nuovi modelli di relazione Nord-sud per un equo sfruttamento delle risorse naturali”, hanno ideato una mappa interattiva sulla giustizia ambientale. La mappa è uno strumento dinamico che viene aggiornato ogni volta che le associazioni coinvolte segnaleranno nuovi casi e mostra a chi lo consulta quelli più importanti divisi per la tipologia della risorsa presa in esame.

La mappa è stata ideata dai web designer Maxime Vedel e Rudy Mencè ed è consultabile qui.

Questo progetto serve proprio per sollecitare all’Unione Europea e agli Stati membri di agire il più velocemente possibile. E’ necessario che questi paesi rientrino in possesso della sovranità sui loro popoli e sulle loro risorse naturali attraverso un modello economico e sociale rispettoso dei diritti umani e dei limiti che la natura ci impone da sempre.